sabato, gennaio 21, 2006

Cosa guardi e percepisci in questo momento?


Faccio proprio a te questa domanda. Guardati intorno e chiediti:

- quello che vedo rispecchia un ricordo che ho nella mente o è qualcosa che vedo per la prima volta? Forse sono immagini già viste prima ?

Se anche stai guardando qualcosa per la prima volta chiediti:

- quanto vedo (percepisco) è una novità oppure esiste nel mio archivio mentale qualcosa di simile a cui mi ricollego?

Allora quando possiamo dire che abbiamo la consapevolezza del nuovo in ciò che percepiamo se comunque la nostra mente esercita sempre una sorta di riconoscimento?

Quando rimarremo sorpresi e meravigliati dalle nostre percezioni con il "gusto" del nuovo?

Forse mai!

Cosi è se rimaniamo nella mente, questa non può non esercitare il riconoscimento anche quando molti particolari sono nuovi in assoluto (luoghi mai visitati, animali mai visti prima, persone mai incontrate o viste prima ecc.) poichè per conoscere dobbiamo ri-conoscere cioè ricondurre quello che abbiamo davanti a quanto già conosciamo, per eseguire il confronto e la deduzione sarà:

"è come questo o come quello ecc."

individuando l'oggetto che stiamo osservando per "genere" o "tipo" e non per l'essenza.

Eppure nel presente che viviamo tutto accade per la prima volta, con elementi tutti nuovi ed irripetibili (allo stesso identico modo) quello che non ci fa apprezzare tutto ciò è il modo di osservare che utilizziamo (filtro mentale).

Ritorniamo alla domanda iniziale, prova a rispondere partendo dal presupposto che tutto quello che vedi è un'immagine mentale e quindi non del tutto reale per cui, paradossalmente, escludendo tutto quanto vedi (percepisci) "in prima battuta" passa a considerare ciò che rimane della tua percezione.

Togliendo tutto quanto ti appare in concretezza (materia percepibile coi sensi) rimane uno spazio vuoto, allora fai un altro sforzo, elimina dalla tua percezione anche te stesso, il vuoto ti apparirà ancora più totale.

Guarda con attenzione questo vuoto e ti accorgerai che lo chiami tale (per i limiti della dualità) come alternanza e coesistenza col "pieno"(materia percepibile) ma rifletti:

- come il "pieno" non esiste da solo senza "spazi" di vuoto così quest'ultimo non ha senso ad esistere da solo in quanto trova la sua logica nell'essere lo spazio rimanente tra zone di "pieno" in esso esistenti!

Allora finalmente vedrai che il vuoto che rimane dopo l'esclusione fatta delle cose che appaiono (solo in apparenza) porta con sè "percezioni" apprezzabili solo perchè sono state in tal modo messe in risalto e quanto "percepirai" sarà la "verità", quello che davvero è intorno a noi!

Nessun commento: